Nato come risposta alternativa alla perfezione patinata dei feed tradizionali, il fenomeno di BeReal — e la traiettoria delle piattaforme basate sull’istantaneità — ha svelato una delle dinamiche più affascinanti della cultura digitale contemporanea: la codificazione del qui e ora.
La promessa è semplice: una notifica simultanea, due secondi per scattare, nessuna possibilità di filtro. Ma, nel momento stesso in cui la spontaneità viene integrata in una piattaforma, viene immediatamente strutturata, trasformandosi in una narrazione geometrica e pianificata.
Questa dinamica si manifesta nella fessura temporale del “ritardo consentito”: l’adozione frequente di questa pausa mostra come la ricerca dell’autentico sia in realtà un’automatica progettazione dell’immagine. Scegliere di scattare in un secondo momento significa operare una vera e propria selezione estetica. Si attende un contesto funzionale, pur mantenendo intatta la grammatica visiva del “casuale”.
Siamo talmente abituati a una comunicazione estetica che anche la migliore delle intenzioni rischia di scivolare in una vera e propria architettura della presenza. La piattaforma non elimina lo schermo protettivo, ne sposta semplicemente i confini verso una trasparenza fittizia del proprio quotidiano.
Il superamento del paradosso dell’autenticità costruita non passa attraverso il rifiuto della tecnologia, ma attraverso la comprensione dei suoi meccanismi, per sviluppare una postura ibrida e consapevole in questo spazio liminale.
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